Dic 14

Come evolvere e sfruttare al massimo il tuo pensiero strategico

By Morgan | Migliorare sé stessi , Qualità individuali

Può capitare, in situazioni di confusione, indecisione e complessità di non riuscire a capire bene quale strada prendere, quale strategia adottare.

Proprio in questi momenti si rivelano utilissime le persone con uno spiccato e ben sfruttato pensiero strategico. In questo articolo leggerai chi sono nello specifico, come potenziare il tuo pensiero strategico se ambisci a diventare un talentuoso stratega e come sfruttarlo al massimo una volta potenziato.

Cos’è il pensiero strategico?

Le persone con un forte pensiero strategico hanno l’abilità di vedere attraverso la nebbia della complessità per scegliere il percorso giusto da intraprendere. Questa è una qualità quasi impossibile da insegnare, deriva in parte da in modo del tutto innato di vedere il mondo attraverso una lente particolare, dall’altro però un forte senso strategico può derivare anche dalla preparazione e dall’addestramento.

Dove gli altri vedono complessità, uno stratega vede un possibile sentiero da seguire, prefigurandosi e valutando continuamente diversi scenari, chiedendosi sempre “cosa succederebbe se accadesse questo?”. Questa domanda reiterata li aiuta a valutare, pianificare e preparare il terreno per situazioni future. Vedono una strada dove altri non vedono nulla, teorizzano una strategia d’azione e si muovono nella direzione prefissata.

Se anche tu spesso ti trovi a riflettere e pianificare su scenari futuri ipotetici, se ti piaccioni i giochi da tavolo e di strategia, probabilmente sei uno stratega.

Se invece pensi che la previsione e la pianificazione di uno stratega ti manchino, non preoccuparti. Questo non significa che tu di capacità di pianificare il futuro. Nell’ultimo capitolo puoi trovare dei suggerimenti utili per affinare il tuo pensiero strategico!

Come sfruttare al meglio le tue doti da stratega

Uno stratega può spesso, grazie alla sua particolare “vision”, può ricoprire spesso il ruolo di “nostromo” del gruppo, ecco come sfruttare al meglio il pensiero strategico:

  • cerca un lavoro in un settore altamente competitivo ed internazionale, in un ruolo poco operativo e molto orientato alla strategia ed alla pianificazione;

  • spiega in modo chiaro il tuo flusso di pensieri al gruppo, cercando di motivare al massimo la tua proposta di strategia, in questo modo aiuterai anche chi ha meno visione strategica a capire il contesto e a seguirti;

  • a volte devi seguire il tuo istinto, spesso il pensiero strategico non si manifesta razionalmente e lo percepisci solo tramite presentimenti. In queste situazioni è importante anche avere il coraggio di fidarsi del proprio istinto strategico, difficilmente sbaglia.

Se non sei uno stratega,, ecco come sviluppare il tuo pensiero strategico

Se non ti senti uno stratega, ecco qualche indicazione per acquisire parte di questo talento:

  • preparati al massimo studiando il contesto in cui ti trovi, il mercato, i case history e le opinioni degli esperti del settore, prenditi del tempo per ricercare fonti attendibili e per studiare tutte le informazioni che riesci a trovare;

  • prenditi del tempo per pensare, liberati dalle necessità operative del lavoro per un attimo e pensa a possibili scenari futuri, prendi in considerazione alcune azioni che potresti intraprendere e cerca di prevedere e soppesare le conseguenze;

  • allarga gli input che il tuo cervello riceve, se sei un architetto leggi un romanzo, se sei un manager leggi una rivista medica. Leggi informazioni che non appartengono al tuo campo d’azione, questo ti aiuterà a vedere le cose da una prospettiva diversa.

  • cerca di ricondurre le decisioni importanti e da prendere in fretta nella tua “comfort zone”. Se una decisione importante che devi prendere in fretta non riguarda la tua “comfort zone” trova una soluzione alternativa o delega a qualcun altro parte della ricerca per prendere tale decisione;

L’articolo di oggi è finito, spero di averti dato dei consigli utili su come aumentare le tue capacità di stratega per qualsiasi domanda contattami pure e sarò felice di risponderti!

Dic 04

Passare all’azione: proattività e teamwork

By Morgan | Qualità individuali

Spesso capita di svolgere perfettamente una riunione, prendere delle decisioni importanti ed accorgersi solamente dopo di non aver fissato un dettaglio estremamente importante: il piano di azione.

In questi momenti sono incredibilmente utili gli attivatori, ovvero chi non vede l’ora di prendere una decisione e “passare all’azione”. Nel video di oggi scoprirai, se ti senti un attivatore, come utilizzare al meglio le tue doti, se non sei un attivatore ma vorresti essere più pragmatico, qualche consiglio utile su come prendere decisioni più in fretta, smetterla di rimuginare e passare all’azione!

L’attivatore, chi è?

L’attivatore è una persona incredibilmente dotata nel trasformare in realtà i progetti. L’attivatore è spesso una persona molto impaziente, che preferisce imparare sul campo rispetto all tipica lezione tra i banchi di scuola. L’attivatore è spesso la persona che, a fine di una riunione di gruppo, chiede “Quando cominciamo?”. Una volta presa una decisione sono già pronti a percorre il piano d’azione per trasformare la decisione in realtà.

Se anche tu spesso ti senti impaziente di passare all’azione quando di trovi in una riunione di gruppo allora molto probabilmente sei un attivatore.

Se invece pensi che l’intesità e l’energia di un attivatore ti machi, non preoccuparti. Questo non significa che tu manchi di passsione, di iniziativa o l’abilità di passare all’azione. Sei solo una persona che preferisce pensare bene ed essere sicura prima di fare un passo per trasformare un progetto in una realtà. Nell’ultimo capitolo puoi trovare dei suggerimenti utili per “sveltire” il tuo processo decisionale e diventare un po’ più attivatore!

H2: Come sfruttare al meglio le tue doti da attivatore

Gli attivatori sono delle pesone molto preziose sul mondo del lavoro, ecco qualche indizio per sfruttare appieno il tuo talento:

  • cerca un lavoro che ti dia la possibilità di essere relativamente indipendente e che ti dia un certo margine di autonomia nell’operare. In particolare cerca aziende in fase di start-up o che abbiano bisogno di un cambiamento radicale, in queste situazioni infatti cercano delle persone che decidano in fretta ed eseguano altrettanto in fretta;

  • sfrutta il tuo talento nei metting di lavoro per suggerire il settagio dei tempi e dei ruoli, assicurati di chiedere sempre a fine di ogni riunione quali sono i primi passi da fare per rendere effettive le decisioni prese durante la riunione;

  • quando senti la necessità, specialmente durante una riunione, di smettere di discutere e di passare all’azione, cerca di chiarificare nella tua testa i motivi di qeusta sensazione ed esponili al team, saranno più indotti ad ascoltare le tue esortazioni se motivate;

  • riconosci il fatto che, a volte, questo tuo talento può apparire come intimidatorio agli occhi di nuovi colleghi, cerca quindi di non essere troppo insistente. A me è successo spesso nei lavori di gruppo, essendo un attivatore mi è capitato spesso di esortare il team incoraggiandoli a passare all’azione, qualche volta u componente del team un po’ meno pragmatico di me si è sentito leggermente offeso o lasciato indietro, a ragion veduta, non ero stato abbastanza diplomatico!

Se non sei un attivatore, ecco come passare all’azione più velocemente

Se non ti senti un attivatore, ecco qualche indicazione per acquisire parte di questo talento:

  • ricostruisci i tuoi “percorsi di decisione”. Spesso capita che le persone, prima di prendere una decisione, svolgano prima dei passi antecedenti alla decisione stessa, ad esempio potrebbe chiedere un’opinione ad un amico o ad una collega. Cerca di capire qual’è il pattern che segui quando prendi una decisione ed applicalo ogni qualvolta che senti il bisogno di prendere una decisione. Ti aiuterà a decidere più in fretta ed a sentirti più sicuro della strada intrapresa;

  • cerca di ricondure le decisioni importanti e da prendere in fretta nella tua “comfort zone”. Se una decisione importante che devi prendere in fretta non riguarda la tua “comfort zone” trova una soluzione alternativa o delega a qualcun altro parte della ricerca per prendere tale decisione;

  • A volte, quando devi assolutamente prendere una decisione che non ti senti mai pronto per prendere poniti una scadenza, a volte infatti per agire basta avere solo un po’ di pressione addosso, e per mettere pressione non c’è niente di meglio che una bella deadline!

L’articolo di oggi è finito, spero di averti dato dei consigli utili su come aumentare le tue capacità di attivatore, per qualsiasi domanda contattami pure e sarò felice di risponderti!

Nov 27

Come persuadere e convincere un’altra persona: la reciprocità

By Morgan | Migliorare sé stessi

Non è facile persuadere qualcuno, specialmente se non si conoscono le tecniche giuste. Nell’articolo di oggi scoprirai una delle tecniche base della persuasione e della vendita: la reciprocità.

Il principio della reciprocità

In quanto esseri umani, ci sentiamo in dovere di ricambiare quando riceviamo qualcosa. Questo per evitare il senso di colpa che avverrebbe in caso contrario.

Quando riceviamo un dono nel nostro cervello si attivano due aree molto diverse: la corteccia prefrontale (area cerebrale dedicata diverse attività razionali) e l’amigdala (zona cerebrale legata al subconscio ed ai sensi). Queste due zone cerebrali creare una situazione di scontro cognitivo e ci danno la sensazione di sentirci in debito con il donatore.

Il principio della reciprocità sfrutta appieno questa nostra caratteristica e non a caso prende anche il nome di regola del contraccambio. Per persuadere quindi si fa appello a questo scontro che avviene nel nostro subconscio e dal quale possiamo liberarci solo contraccambiando con un dono almeno di pari valore. Se riceviamo qualcosa che non abbiamo richiesto, ci sentiamo in debito.

Ovviamente questa tecnica la puoi ritrovare nella vita di tutti i giorni: pensa, per esempio, a tutti i flaconcini omaggio che vengono dati ai clienti per provare un prodotto. Un campione regalato è inaspettato, ci sorprende e ci lascia una sensazione positiva che ci lega a quel negozio o, più in generale, a quel brand che condiziona la nostra opinione sullo stesso.

L’esperimento

Ma come hanno fatto a dimostrare la validità del principio di reciprocità? Con un esperimento molto interessante che ti illustrerò seduta stante.

Agli esaminati veniva chiesto di visionare alcune opere ospitate in una galleria d’arte. In realtà la valutazione delle opere era una richiesta fasulla per poter condurre il vero test: al’interno della galleria entrava un individuo di nome Joe che si presentava all’esaminando che stava guardando i quadri in quel momento come un altre partecipante del test. Poco dopo Joe si assentava per qualche minuto per parlare al telefono, facendo in modo di parlare al telefono a voce così alta da essere sentito dall'individuo sottoposto al test. A questo punto Joe, con alcuni esaminandi, faceva in modo di parlare al telefono in modo rude e scortese (per apparire antipatico), con altri esaminanti invece faceva in modo di parlare al telefono in modo gentile e pacato (per apparire affabile). In seguito ritornava nella galleria e, ad alcuni esaminandi, offriva una bibita, ad altri invece non offriva nulla. Da ultimo, a tutti gli individui che si sono sottoposti al test, chiedeva di comprare dei biglietti della lotteria.

I risultati sono incredibili:

  • Non c'è stata differenza, in termini di acquisto di biglietti, tra coloro che consideravano Joe simpatico e quelli che consideravano Joe antipatico;
  • Coloro a cui Joe aveva offerto una bibita hanno acquistato, in media, il doppio dei biglietti di quelli a cui non era stato offerto nulla.

Ecco dimostrato il principio della reciprocità: usalo eticamente per convincere gli altri, ma, soprattutto, stai attento/a quando qualcuno lo utilizza "contro" di te!

Nov 20

Come aumentare la tua produttività: tre parole chiave

By Morgan | Migliorare sé stessi

Dai tempi del liceo ho un problema che ho sempre evitato di risolvere: la produttività.

Nei momenti di studio o lavoro spesso mi ritrovo ostacolato da distrazioni inutili e continue, a volte faccio persino fatica a concentrarmi e, soprattutto, a fine giornata a volte mi rendo conto di non essere stato per nulla produttivo. Tutto questo mi fa arrabbiare con me stesso e mi fa provare un profondo senso di frustrazione, così ho deciso di iniziare a risolvere questo annoso problema.

In questo articolo leggerai prima di tutto un errore di fondo che compivo e che, secondo me, compie la maggior parte della gente, inoltre, ti parlerò di 3 parole chiave che mi hanno aiutato a migliorare drasticamente la mia produttività giornaliera.

Una concezione sbagliata


Ho sempre pensato al mio corpo come l’asino che è cavalcato dalla mente: la mente ordina al corpo, a volte anche bruscamente, cosa fare ed il corpo esegue. Proprio per questo, mi sono abituato a trattare il mio corpo come “oggetto” della mia mente, come se non avesse esigenze o necessità. Così facendo mi mettevo seduto a studiare o a lavorare pensando “adesso sto qui e studio finché non ho finito”, purtroppo però, puntualmente, la concentrazione iniziava a venir meno e mi ritrovavo a fine giornata avendo concluso poco o niente.

Si tratta di una concezione di fondo completamente sbagliata: mente e corpo devono essere considerati un tutt’uno e devono collaborare. Non è giusto che la mente (per essere più precisi: la parte più razionale del nostro cervello) sia il capo ed il corpo (per essere più precisi: la parte irrazionale del nostro essere) sia un asino da comandare. Bisogna trovare un modo di soddisfare i bisogni di entrambe le parti, ovvero: la parte razionale della mente aspira alla vittoria ed al successo e quindi vuole lavorare/studiare/allenarsi, la parte irrazionale, come è naturale, vuole risparmiare le forze e vuole essere intrattenuta, vuole esprimersi ed evitare attività noiose (anche se utili). Come fare per equilibrare queste due necessità, è molto semplice!

Le tre parole chiave

Per poter trovare un sano equilibrio fra i bisogni della mente conscia ed i bisogni del subconscio bisogna rispettare le tre parole chiave della produttività:

  • Obiettivo: fissa un obiettivo giornaliero, per capire cosa vuoi raggiungere oggi con il tempo a tua disposizione. Questo definirà i bisogni della parte razionale, quello che devi necessariamente raggiungere per poter dire, a fine giornata, di aver fatto un buon lavoro (per leggere un articolo dettagliato sulla definizione degli obiettivi clicca qui);

  • Pianificazione: ora, considerando gli obiettivi giornalieri, fai una lista delle attività che devi svolgere oggi per raggiungere l’obiettivo giornaliero (es. obiettivo: studiare Macroeconomia, attività: ripassare appunti, leggere libri X e Y, chiamare Pinco Pallino per fare un ripasso). Adesso includi nella pianificazione anche alcune delle attività che invece vorresti fare (bisogni della parte inconscia della tua mente), ad esempio: leggere, guardare un film, fare una passeggiata o altro. Fai in modo quindi di pianificare la giornata alternando già prima lem attività da fare con le attività che invece ti fanno svagare. Ripeto, le attività di svago devono essere pianificate prima! Non fare un l’errore di pianificare solo le cose che devi fare e pensare dopo ai momenti da dedicare allo svago, questo ti farà perdere la concentrazione mentre lavori e ti farà perdere tempo ed efficienza. Avere una pianificazione completa aiuta il tuo cervello a rimanere sui binari e a non “deragliare”;

  • Soddisfazione: la soddisfazione è il fine ultimo, dopo che hai pianificato l’intera giornata, fermati e chiediti “se rispetto la pianificazione, arriverò a fine giornata soddisfatto del lavoro svolto e senza essere eccessivamente stressato?”. Se la risposta alla domanda è no, rivedi la pianificazione, altrimenti non ti resta che metterti al lavoro. Un grande nemico della produttività infatti è anche il senso di frustrazione che si prova dopo una giornata improduttiva e colpevolizzarti peggiora solo la situazione! Cerca di attenerti il più possibile al piano e non demordere se a volte sgarrerai, domani sarà un’occasione nuova per poter rispettare l’agenda!

Queste tre semplici parole chiave hanno cambiato completamente la mia prospettiva e, anche se a volte non riesco a rispettare del tutto la pianificazione, posso tranquillamente affermare che hanno aumentato drasticamente la mia produttività e la mia soddisfazione personale, ti consiglio di provare!

Ott 30

Cercare lavoro, una componente sottovalutata: l’affinità con l’azienda

By Morgan | Orientamento al lavoro

Non è importante solo capire qual’è il ruolo professionale adatto a te, ma anche quale azienda (e cultura aziendale) può valorizzare il tuo modo di essere e di lavorare.

Nell’articolo leggerai come ho (dolorosamente) capito l’importanza dell’affinità tra candidato e azienda. Scopri che tipo di candidato sei facendo il quiz, sul pulsante qui sotto. 

Un colloquio andato male

Circa un anno fa ho fatto richiesta per una posizione che mi interessava molto, ero riuscito a superari i test ed i colloqui iniziale ed ero stato ammesso all’ultimo colloquio. Alla fine del colloquio in questione ero uscito molto fiducioso, pensavo di aver risposto bene a tutte le domande senza perdere né la concentrazione né la calma.

Purtroppo dopo una settimana una dipendente dell’azienda mi chiama e mi fa sapere che non ho superato lo step finale del colloquio perché “la tua creatività ed il tuo modo di essere potrebbero non sopravvivere nella nostra azienda”.

Di primo acchito ci sono rimasto molto male, non solo perché non ero stato preso ma anche per la motivazione del rifiuto. Tale rifiuto non era dovuto a lacune tecniche o a risposte sbagliate, cosa che avrei accettato di più, ma al mio “modo di essere” ed alla mia creatività. Ovviamente ero confuso, come avevano fatto a capire così tanto del mio carattere per poter affermare che non potessi sopravvivere nell’azienda? Perché la creatività, invece che essere una qualità apprezzata, potrebbe essere un problema?

In realtà ragionandoci a mente fredda ho capito quale fosse il nocciolo della questione.

Cosa ho imparato:

Era una pure e semplice questione di affinità con l’azienda. L’azienda in questione cerca persone che diano la massima importanza all’obiettivo da raggiungere e siano molto indipendenti, io invece sono una persona totalmente differente, sono meno “concentrato” sull’obiettivo e vivo di creatività, trovo una grande soddisfazione nel proporre nuove idee e nel lavorare in gruppo. Proprio per questo non avrei mai potuto lavorare in quell’azienda, ddal manager che assumenvano per quella posizione si aspettavano un comportamente del tutto contrario rispetto al mio modo di essere e lavorare.

Per aiutarti a  capire come ti comporti sul lavoro ho creato un piccolo quiz. Risponderai ad alcune domande ed alla fine scoprirai a quale animale assomigli sul lavoro e perché. Oltre ad essere divertente ti da l’opportunità di capire meglio che tipo di candidato sei, per poter capire quali sono le aziende più affini al tuo carattere ed evitare di trovarti nella spiacevole situazione di essere, ad esempio, un delfino in un’azienda che invece pretende che tu ti comporti da rinoceronte, ti lascio al quiz, fammi sapere come è andata e condivi il risultato!

Ott 26

Valutare un’offerta di lavoro: la matrice di Morgan

By Morgan | Orientamento al lavoro

Anche dopo aver steso un piano dettagliato con l’andare del tempo ti verranno proposte diverse opportunità di lavoro inaspettate, se le consideri nel loro insieme ti può sembrare difficile valutarle nel modo corretto.

Proprio per questo in questo articolo scoprirai la Matrice di Morgan, un piccolo modello che utilizzo io stesso per valutare le opportunità lavorative che mi trovo di fronte.

L’importanza di analizzare l’opportunità da più punti di vista

Come decidere se un’opportunità lavorativa può fare al caso nostro? Come decidere se un’offerta di lavoro è per noi migliore di un’altra?

Sicuramente guardare semplicemente alle prospettive di guadagno è a dir poco riduttivo e, allo stesso tempo, lasciarti guidare dall’istinto per prendere una decisione così importante è certamente da sprovveduti.

Ci sono molti modelli che ti possono aiutare nella scelta, io ho deciso di crearne uno che faccia proprio al caso mio e, spero, al caso tuo!

Vantaggi Presenti

I vantaggi presenti riassumono tutti gli aspetti positivi dell’opportunità che tu puoi sfruttare nel breve termine, questi sono principalmente:

  • Benefit monetari: per benefit monetari intendo l’offerta di denaro che ti viene fatta (stipendio, bonus,commissioni ed altri vantaggi prettamente monetari).

  • Comodità: per comodità intendo la vicinanza alla residenza, la flessibilità degli orari di lavoro ed altre possibili caratteristiche non monetarie del lavoro che contribuiscono ad aumentare o diminuire la tua percezione di comodità del lavoro.

Dai un voto da 1 a 10 a ciascuna di queste due dimensioni, la media di tali voti sarà il punteggio che dai ai vantaggi presenti, tale punteggio contribuirà all’identificazione dell’area della matrice(cimitero indiano, taglia e brucia, scommessa e isola del tesoro) a cui appartiene l’opportunità di lavoro che stai analizzando.

Vantaggi Futuri

I vantaggi futuri riassumono tutti gli aspetti positivi dell’opportunità che tu puoi sfruttare nel lungo termine, questi sono principalmente:

  • Coerenza con l’obiettivo principale: quanto è coerente il ruolo lavorativo e le mansioni che ti vengono proposte con il tuo obiettivo principale?.

  • Crescita materiale ed immateriale: tale opportunità ha una grande potenzialità di crescita materiale (monetizzazione futura) o immateriale (aumento delle tue competenze tramite corsi, esperienza formativa molto valida, esperienza internazionale ed altro).

Dai un voto da 1 a 10 a ciascuna di queste due dimensioni, la media di tali voti sarà il punteggio che dai ai vantaggi futuri, tale punteggio contribuirà all’identificazione dell’area della matrice(cimitero indiano, taglia e brucia, scommessa e isola del tesoro) a cui appartiene l’opportunità di lavoro che stai analizzando.

La matrice di Morgan

Come vedi dall’immagine la matrice si divide in quattro aree:

  • Cimitero indiano, caratterizzato da bassi vantaggi presenti (punteggio minore o uguale a 5) e bassi vantaggi futuri (punteggio minore o uguale a 5). Se possibile, non accettare mai una proposta che appartiene a quest’area, non ti avvantaggia né nel breve periodo né nel lungo periodo.

  • Scommessa, caratterizzata da bassi vantaggi presenti (punteggio minore o uguale a 5) ed alti vantaggi futuri (punteggio maggiore di 5). A questo quadrante appartengono tutte quelle opportunità di lavoro che non ti offrono molti vantaggi nel breve termine ma che hanno potenziale e nel futuro possono darti molte soddisfazioni. In questo caso dipende da te, se pensi che il gioco vale la candela e che puoi permetterti un periodo di 1 o 2 anni ricevendo pochi vantaggi presenti per poi riscuotere il premio di questa scommessa puoi pensare di accettare.

  • Taglia e brucia, caratterizzata da altri vantaggi presenti (punteggio maggiore di 5) e bassi vantaggi futuri (punteggio minore o uguale a 5). In questo caso ti trovi di fronte ad un’opportunità che ti converrebbe accettare per poi abbandonare, dopo aver sfruttato i grandi vantaggi presenti che propone, per virare verso una proposta con migliori potenzialità future.

  • Isola del tesoro, caratterizzata da alti vantaggi presenti (punteggio maggiore di 5) ed alti vantaggi futuri (punteggio maggiore di 5). In questo caso non devi far altro che accettare, hai trovato l’opportunità perfetta, non solo ti offre grandi vantaggi nel breve termine ma ti permette anche di crescere materialmente ed immaterialmente ed avvicinarti al tuo obiettivo principale, o persino raggiungerlo

In sintesi

Se il modello ti è piaciuto ti invito a scaricare gratuitamente, premendo il pulsante qui sotto, un’infografica riassuntiva per stabilire il tuo obiettivo principale e una grafica che ti aiuta nel valutare le opportunità lavorative con la matrice di Morgan.

Sono molto contento di essere arrivato alla fine della serie di video dedicati alla ricerca dell’obiettivo principale, che puoi rivedere cliccando qui.

Non mi resta altro che farti i complimenti per aver avuto la determinazione di arrivare fino a questo punto e ti invito a rimanere aggiornato/a sui nuovi contenuti che saranno pubblicati consultando l’indice. A presto!

Ott 19

Goal setting: Le 4 caratteristiche più importanti di un obiettivo

By Morgan | Orientamento al lavoro

Un obiettivo ambizioso richiede tempo, non lo si può negare. Il tuo obiettivo principale è sicuramente un obiettivo ambizioso e per questo richiederà qualche anno di lavoro per poterlo raggiungere.

Proprio per questo è importante fissare degli obiettivi intermedi che, passo dopo passo, ti conducano sulla via verso l'obiettivo principale.

Nell’articolo scoprirai le caratteristiche imprescindibili di questi obiettivi, e qualche altro suggerimento utili per definire il tuo percorso verso l’obiettivo principale.

Obiettivi facili o difficili?

Come ho spiegato già in video precedente, la motivazione risiede nella vittoria, nel superare un traguardo, nel raggiungere un obiettivo. Di conseguenza ti consiglio di stabilire i primi obiettivi molto facili, di modo da sfruttare la benzina della motivazione derivante dall’averli raggiunti.

In seguito invece gli obiettivi dovranno essere molto sfidanti, anche se non impossibili. Impostate un obiettivo che potreste riuscire a raggiungere solo impegnandovi al massimo e con l’aiuto di una piccola dose di fortuna, soprattutto non abbattetevi se doveste fallirli ma, come già spiegato in un altro articolo, interpretate la sconfitta come un dono da cui imparare qualcosa.

Limite di tempo

Questi obiettivi devono avere un limite di tempo, una deadline che tu non puoi sforare, questo ti spingerà ancora di più a raggiungerli senza rilassarti, infondendoti un senso di urgenza.

Il tuo obiettivo, le tue risorse e la tua strategia

Dopo aver determinato l’obiettivo, fai una lista di cosa vuoi mettere in campo per raggiungerlo ed in che modo intendi utilizzare queste risorse.

Ti faccio un esempio:

  • Obiettivo: perdere 10 kg in 60 giorni;

  • Risorse che metto a disposizione: 100€ al mese, 3h alla settimana;

  • Come impiegare le risorse: 50€ al mese per un abbonamento in palestra, i restanti 50€ al mese li utilizzo per consultare un nutrizionista per regolare la mia dieta. Utilizzo poi 2h a settimana per la palestra ed 1h a settimana per fare attività cardio(es. corsa o bicicletta all’aperto).

Dopo aver steso questa lista assicurati, se possibile chiedendo consiglio a qualcuno, che le risorse che tu stai mettendo in campo siano sufficienti per poter raggiungere il tuo obiettivo.

Obiettivo definito

Cercate di impostare l’obiettivo nel modo più chiaro e definito possibile, fate in modo che sia evidente capire se lo avete raggiunto, ad esempio:

  • Obbiettivo NON definito: voglio sembrare più magro, questo obiettivo è troppo vago ed il risultato è un’opinione soggettiva;

  • Obiettivo definito: voglio dimagrire di 10 kg.

Dichiara il tuo obiettivo

Trova qualcuno (amici, parenti, partner, colleghi...) a cui dichiarare apertamente il tuo obiettivo. Questa dichiarazione pubblica ti vincolerà ancora di più al raggiungimento del risultato auspicato.

Costruzione di una roadmap

Utilizza le caratteristiche appena elencate per costruire la tua roadmap che porti verso l’obiettivo principale, la roadmap è una linea del tempo che elenchi una serie di obiettivo sequenziali che accompagnino il tuo percorso verso l’obiettivo principale.

Questo significa che dovrai stabilire un obiettivo da raggiungere ogni 30 o 60 giorni, fino al momento in cui raggiungerai il tuo obiettivo principale. Gli obiettivi della roadmap dovranno rispettare le caratteristiche sopra descritte ma anche, ovviamente, essere davvero utili per raggiungere il tuo obiettivo!

Ott 09

Tutto quello che ti serve per conoscere il tuo lavoro ideale

By Morgan | Orientamento al lavoro

Quando si fa fatica a trovare la propria strada nella vita può sembrare normale dubitare dell’esistenza del “lavoro perfetto”, quel lavoro che riesce a sfruttare tutte le nostre potenzialità e ci fa sentire estremamente appagati. Ebbene, quel lavoro esiste ed io amo chiamarlo Obiettivo Principale.

Trovare il lavoro ideale per ognuno di noi è un’impresa lunga e piena di insidie, ma finalmente ci siamo!

In questo articolo vedrai come definire il tuo obiettivo principale e, soprattutto, leggerai quali sono le tre domande a cui devi necessariamente rispondere dopo averlo trovato.

Cosa serve per definire l’obiettivo principale?

Prima di definire il tuo obiettivo principale devi assicurarti di possedere tutto il necessario.

Devi quindi aver ben chiaro il tuo C.I.A.C, ovvero:

  • Chi Sono: devi raggiungere una consapevolezza di sé che si padroneggia solo dopo essersi posti delle domande pesante ed anche un po’ scomode, ho scritto queste domande in un questionario che può essere per te una guida nell’indagine di te stesso, la poi trovare qui.

  • Interessi: che aspetto ha il tuo lavoro ideale? Puoi scoprirlo visitando questa pagina;

  • Attitudini: le attitudini sono le armi che la tua mente ha a disposizione per interpretare il mondo, scoprile leggendo questo articolo.

  • Competenze: le competenze sono sia le conoscenze che hai appreso a scuola, tramite corsi o al lavoro che le tue qualità personali. (es. sensibilità, empatia, etc.)

Suggerimenti per trovare il tuo lavoro ideale

Il mondo del lavoro è così ampio, variegato e variabile che mi viene difficile darti uno schema fisso per scoprire il tuo obiettivo principale. Posso però darti tre suggerimenti per aiutarti nella ricerca dello stesso.

Trova il tuo obiettivo principale:

  • seguendo le tue competenze: quali sono le professioni più gettonate da quelli che hanno avuto il tuo stesso percorso scolastico?

  • seguendo le tue attitudini: nell’articolo dedicato (che puoi leggere cliccando qui), hai scoperto la piattaforma Atti2de, prendi in considerazione anche le professioni che Atti2de ti ha indicato come in linea con il tuo profilo.

  • seguendo le tue passioni: quali argomenti ti appassionano di più? Trova il modo di ritargliarti uno spazio in un ambiente che ti appassiona, sarà la chiave del tuo successo!

Ovviamente trova un obiettivo principale (per quanto possibile) in linea con tutti e tre. Se non riesci a trovarne uno che concili competenze-passioni-attitudini non preoccuparti, siamo in molti in quella situazione, trovane uno che ne concili almeno due delle tre sopramenzionate, magari all’inizio farai più fatica ma troverai la strada per la tua felicità!

La prova del 9 del tuo Obiettivo Principale

Una volta che hai trovato il tuo Obiettivo Principale (o hai individuato più possibili alternative), assicurati che l’Obiettivo che hai in mente passi la seguente “prova del 9”: ha mercato? Con questa domanda intendo: è una professione che ti permette o ti permetterà nel futuro di guadagnare dei soldi? Scegliere un Obiettivo Principale che concili attitudini, competenze e passioni ma che non riesca a permetterti di guadagnare con esso purtroppo dovrà essere scartato (a meno che tu non abbia un’altra fonte di reddito).

Inoltre, chiediti anche: quali competenze mi mancano per ricoprire questa posizione? Quali qualità (o soft skills) mi mancano per ricoprire tale posizione?

Queste domande saranno utili per il prossimo step, ovvero la costruzione di un piano che vada a descrivere dettagliatamente i passi per raggiungere il tuo Obiettivo Principale.

Prossimo passo

Complimenti! Sei in dirittura d’arrivo, nel prossimo articolo scoprirai:

  • come costruire una roadmap, ovvero un piano d’azione per raggiungere il tuo Obiettivo;

  • come utilizzare la “Matrice di Morgan”, quest’ultima è un piccolo schema che ho elaborato io per aiutarmi ed aiutarti a prendere delle decisioni difficili, valutando nel modo adeguato tutte le opzioni.

Non vedo l’ora di terminare questa tappa del nostro viaggio insieme, ci vediamo nel prossimo articolo!

Morgan

Set 18

Che tipo di lavoro ti piace? Scopri i 4 aspetti fondamentali di un lavoro

By Morgan | Orientamento al lavoro , Uncategorized

Quante volte ti è capitato di pensare ad un lavoro particolare e dentro di te pensare: “Non fa assolutamente per me?” A me è successo e succede spesso.

Il fatto è che è facile pensare cosa non vada bene in un lavoro, è molto più difficile invece capire quali sono le caratteristiche del nostro lavoro ideale. Detto in altre parole: ogni occupazione è sicuramente diversa dalle altre, d’altro canto tutti le professioni possono essere divise in grandi sottogruppi, ognuno caratterizzato da un diversi livelli di caratteristiche comuni.

Sembra complicato? Solo all’apparenza! In questo articolo leggerai quali sono queste caratteristiche comuni dei vari sottogruppi di lavori e come capire quale sottogruppo fa al caso tuo.

Quale lavoro fa per me?

Oltre a capire quali sono le tue attitudini, come abbiamo approfondito qui,per scoprire quale lavoro faccia al caso tuo bisogna individuare quale sottogruppo di lavori è più congeniale ad i tuoi interessi.

Prima di procedere voglio chiederti un grosso favore, ho dedicato molto tempo a questo articolo e mi farebbe molto piacere se potesse giungere a più persone possibile. Per questo ti chiedo, se ti è piaciuto di condividerlo sui social con i pulsanti qui sotto. i ringrazio immensamente!

Per capire meglio, prova a pensare agli sport che esistono nel mondo, sono molto diversi l’uno dall’altro ma allo stesso tempo hanno diverse caratteristiche in comune. Ci sono quelli con la palla e quelli senza, quelli con contatto e senza contatto ed infine quelli di squadra e quelli non di squadra. Queste caratteristiche, quando associate, formano diversi sottogruppi di sport, ad esempio:

  • sport con la palla + sport di contatto + sport di squadra: in questo sottogruppo ci sono molti sport, come il calcio, il rugby ed il mio amato basket.
  • sport senza palla + sport senza contatto + sport non di squadra: in questo sottogruppo troviamo gran parte delle discipline olimpioniche come il nuoto, il salto in alto e molti altri.
  • attività con palla + sport senza contatto + sport di squadra: in questo sottogruppo troviamo la pallavolo, il tennis in doppio e così via.
  • tutte le altre combinazioni e sottogruppi, penso che tu abbia capito.

A questo punto comprendi che se tu volessi scoprire lo sport che fa al caso tuo sarebbe utile capire quali caratteristiche preferisci (sport di squadra o non di squadra? Con contatto o senza contatto? Con palla o senza?) e ridurre la selezione ad un piccolo sottogruppo. Questo sarebbe molto utile per sfoltire, almeno inizialmente, l’elenco degli sport che potrebbero piacerti ma soprattutto è utilissima per ragionare meglio sul tuo sport ideale e, se messo di fronte ad una scelta, poter scegliere in maniera efficace lo sport più congeniale.

Lo stesso ragionamento puoi farlo in relazione ai diversi lavori, a questo proposito ho individuato 4 caratteristiche, che ho chiamato aspetti fondamentali di un lavoro, che ci saranno utili per individuare i vari sottogruppi di lavori, di modo da:

  • avere un’idea più chiara dell’obiettivo principale;
  • avere un elenco di possibili obiettivi principali più ristretto;
  • poter fare una scelta più accurata quando si è in dubbio sull’obiettivo da perseguire.

La svolta

Prima di parlarvi degli aspetti fondamentali di un lavoro vorrei farvi capire quando ho capito la loro importanza, in particolare l’importanza del livello di responsabilità.

Dall’età di 10 anni gioco ad uno sport splendido, il basket. Purtroppo per me fino a 17 anni son sempre stato il peggiore della squadra, poi, forse grazie ad un nuovo allenatore oppure grazie alla crescita son diventato un buon giocatore. A 19 anni, forte di due anni di giovanili a buoni livelli, ho deciso di mettermi alla prova e giocare in una squadra di Serie D.

Ero convinto che, grazie a quanto imparato e ad una grande dose di impegno avrei potuto giocarmi le mie carte anche a quel livello. Invece, appena abbiamo iniziato ad allenarci con il pallone, ho notato da subito che non riuscivo più a fare cose che prima ritenevo semplici ed ero tornato ad essere il peggiore della squadra.

Per me è stato un momento abbastanza difficile, ero riuscito col tempo a diventare finalmente un giocatore degno di giocare in partita ed invece poco dopo mi sono trovato a non riuscire nemmeno a segnare un tiro libero, nemmeno cambiare squadra a metà anno ha risolto la situazione.

L’anno seguente ho deciso di cambiare di nuovo squadra, in questo caso però c’era un’importante differenza. Mentre nelle due squadre di Serie D ero arrivato nel completo anonimato e quindi per l’allenatore partivo dietro nelle gerarchie, ero stato chiamato nella nuova squadra da un allenatore che mi conosceva dai tempi delle giovanili (quando ero forte) e mi considerava un giocatore importante per la sua squadra.

A quanto pare questo aspetto ha fatto tutta la differenza del mondo, l’allenatore e la squadra mi attribuivano un grande livello di responsabilità molto spesso, mettendomi in mano la palla in situazioni scottanti ed io riuscivo sempre a ripagare la loro fiducia.

E questo cosa comporta?

Riflettendoci, ho riscontrato questa dinamica in molti aspetti della mia vita, anche al lavoro o a scuola. Più venivo caricato di responsabilità più risultati riuscivo a portare.

Il livello di responsabilità è uno dei 4 aspetti fondamentali di un lavoro e tu devi capire qual’è per te il livello ottimale di responsabilità (e dei restanti 3 aspetti fondamentali) che ti rende innanzitutto motivato sul lavoro e che ti da anche la carica in più per ottenere risultati soddisfacenti.

Prima di vedere nel dettaglio i 4 aspetti fondamentali, mi farebbe molto piacere se tu ti iscrivessi alla mailing list, così oltre a non perdere nessun contenuto, riceverai periodicamente materiale gratuito riservato solo agli iscritti!

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I 4 aspetti fondamentali di un lavoro

Prima di leggere nel dettaglio gli aspetti fondamentali faccio una premessa: non c’è un livello giusto o uno sbagliato, per ogni aspetto esiste solo il livello ottimale per te, un livello che ti consenta di lavorare con soddisfazione!

Ecco quindi i 4 aspetti fondamentali di un lavoro:

  • Responsabilità: per responsabilità intendo la possibilità di avere un grande controllo sulle decisioni e di essere responsabile, nel bene e nel male, dei risultati ottenuti.

Che livello di responsabilità ti consente di lavorare al meglio? Ricordati l’ultima volta che sentivi di ricoprire un ruolo di responsabilità, indipendentemente dalla situazione, può essere in ambito scolastico, in ambito lavorativo ma anche in situazioni diverse come in ambito sportivo, come ti sei sentito/a? Prevaleva una sensazione di stress o la motivazione? Riesci a rendere al meglio quando ti senti sottovalutato/a, sopravvalutato/a o valutato/a il giusto?

  • Teamwork: per lavoro di gruppo intendo la necessità di organizzare il lavoro in squadre per poter perseguire gli obiettivi aziendali.

Quanto senti di aver bisogno del contributo di una squadra per lavorare al meglio? In situazioni lavorative e non lavorative, sei una persona prevalentemente solitaria o che si trova a suo agio in mezzo alla gente? Le riunioni le consideri più una perdita di tempo o un valore aggiunto? Quando sei in squadra, sei efficiente ed efficace come quando sei da solo/a? Di più? Di meno?

  • Dinamicità: un lavoro dinamico è un lavoro sempre in cambiamento, un lavoro che richiede una grande capacità di rinnovare le proprie qualità e le proprie competenze periodicamente, questo perché il business stesso è talmente vario che necessita dei professionisti sempre aggiornati ed incredibilmente versatili.

Quanto deve essere varia la tua professione per risultarti stimolante e quindi consentirti di lavorare al massimo delle tue capacità? Preferisci un lavoro che cambi quasi ogni giorno o preferisci avere la possibilità di perfezionarti con uno o più compiti che rimangono costanti per un lungo lasso di tempo?

  • Mobilità: un lavoro con un alto livello di mobilità è un lavoro che richiede al professionista di essere sempre in movimento per svolgere il proprio compito. In questo caso per movimento intendo sia il movimento motorio, quindi l’atto dello spostarsi di frequente, che il trasferimento dell’abitazione, quindi l’atto di trasferirsi periodicamente in più luoghi a seconda delle necessità. Io ho notato che purtroppo più di 1 o 2 ore di fila seduto non riesco a stare, pertanto ho bisogno di un lavoro che ogni tanto mi consenta di sfogare l’energia, ho bisogno quindi di un lavoro che preveda la possibilità di muoversi più volte durante il giorno. Allo stesso tempo non ho un interesse particolare per gli spostamenti abitativi (se necessari li faccio senza problemi, semplicemente non li percepisco come un valore aggiunto), tu invece?

Ora finalmente hai scoperto quali sono gli aspetti fondamentali di un lavoro e, spero, sei riuscito a farti un’idea su qual’è il tuo livello ottimale di responsabilità, dinamicità, teamwork e mobilità. Se pensi che questo articolo ti sia stato utile ti chiedo di lasciare un apprezzamento o un commento e, ovviamente, fammi sapere per messaggio cosa ne pensi!

Set 13

Come affrontare un fallimento

By Morgan | Orientamento al lavoro

Quanto è umiliante, deludente e fastidioso fallire? Come ti senti quando torni a casa dopo un fallimento importante e, pur cercando di dar retta a partner amici e familiare che cercano di farti sentire meglio, ti senti uno schifo?

Affrontare una sconfitta pesante non è mai una bella sensazione, questo è acclarato. La cosa più importante è un’altra, l’aspetto più importante è evitare di cadere nella tentazione più infida di tutte, come leggerai più avanti nell’articolo.

Tu e la sconfitta

L’ultimo tassello da comprendere per definire il tuo obiettivo principale è conoscere te stesso. Nello specifico, per quanto riguarda questo articolo, vedremo come conoscere te stesso quando fallisci.

Affrontare le sconfitte nel modo giusto ti consente di:

  • ridurre la sensazione di fallimento;
  • accrescere la tua motivazione;
  • migliorare.

Sono fermamente convinto che il modo in cui noi reagiamo e gestiamo i fallimenti faccia moltissima differenza nel raggiungere il proprio obiettivo principale. Innanzitutto analizza ora il tuo modo di gestire una sconfitta.

Pensa alle ultime tre volte in cui hai vissuto un fallimento pesante, Come lo hai accolto? su cosa ti sei concentrato? Che pensieri avevi in mente? Come ne sei uscito? Hai resistito alla tentazione più grande che si prova in tali situazioni?

La tentazione più grande

Quando ci si sente sconfitti, per evitare di perdere autostima e sentirsi completamente delusi di noi stessi sentiamo sussurrare all’orecchio una voce subdola, che recita ipnotica “Non è colpa tua”.

Ecco qual è la tentazione più grande: dare la colpa a qualcun altro per non analizzare la nostra performance,

Ci viene naturale dare la colpa a qualcun altro, in questo modo:

  • addossiamo agli altri la nostra sconfitta;

  • evitiamo a noi stessi di lavorare per rimediare al fallimento e migliorare.

Come affrontare la sconfitta

Il fallimento non è un peso da sopportare né una vergogna da nascondere, il fallimento è un dono. Il fallimento ti segnala che hai fatto qualcosa di sbagliato, ma, se sai ascoltare, ti dà uno spunto per rinascere e crescere come persone.

Quando subirai una sconfitta, non chiederti “Perchè proprio a me?” o “Perché Pinco Pallino non ha agito in un determinato modo”, invece chiediti “Dove ho sbagliato? In cosa devo migliorare?”. Queste due piccole domande sono la chiave per trasformare ogni fallimento in un’occasione di crescita personale

Conosci te stesso

Capire come tendi a comportarti quando ti senti sconfitto è una piccola parte del grande tesoro che è la conoscenza di sé stessi. Conoscere qualcosa in più di sé stessi è un traguardo inestimabile ma molto difficile da raggiungere.

Io ci ho provato bombardandomi di domande a volte dure da digerire, a volte emozionanti e persino dolorose. Ho raccolto ed organizzato queste domande e creato una guida alla conoscenza di sé stessi.

Puoi scaricare gratuitamente questo questionario ed addentrarti nella parte più profonda del tuo Io. Io ho deciso di compiere questa avventura e sono risalito completamente cambiato dall’esperienza. Non perdertela!

“Ci sono tre cose incredibilmente dure: l’acciaio, il diamante ed il conoscere sé stessi” Benjamin Franklin

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